BIOEDILIZIA

Cos'è...?

Costruire in bioedilizia significa ridurre al minimo l’impatto delle costruzioni sulla salute dell’uomo e sull’ambiente, attraverso un limitato consumo di risorse non rinnovabili e l’utilizzo di materiali non nocivi. Con il termine edilizia bioecologica s’intende dunque quella scienza interdisciplinare che si occupa di tutto ciò che concerne il rapporto uomo-edificio-ambiente.

Questo legame risale alla preistoria, quando l’uomo ha avvertito la necessità di costruirsi un riparo per proteggersi dagli agenti atmosferici (pioggia, vento, freddo…) ed ha creato le prime architetture. Queste erano profondamente radicate nel territorio: sfruttavano le materie disponibili in loco e sviluppavano tecniche costruttive legate alla cultura materiale e alle tradizioni del luogo.

Dunque l’ambiente, inteso come clima e come fonte di materie prime, condizionava profondamente l’architettura e determinava le sue caratteristiche. Con il passare del tempo gli edifici si sono evoluti e, dalla capanna primitiva, si è giunti ai grattacieli moderni. I nuovi materiali, l’ampia disponibilità di energia e la rapida evoluzione delle tecnologie hanno spezzato l’antico legame edificio-ambiente, che da sempre aveva detenuto un ruolo fondamentale nella progettazione.

L’edificio ha così assunto il ruolo di contenitore, una sorta di barriera ermeticamente sigillata che separa l’interno dall’esterno e che garantisce il comfort agli occupanti grazie all’impiego di impianti di climatizzazione. Il risultato di questa inversione di tendenza ha avuto ripercussioni negative sia sull’uomo che sull’ambiente: gli edifici moderni sono infatti causa di inquinamento sia dell’ambiente interno che di quello esterno.

In primo luogo essi determinano un elevato dispendio energetico (si pensi al consumo di combustibili per il riscaldamento degli edifici ed all’inquinamento atmosferico che da esso deriva) che danneggia l’ambiente esterno.

In secondo luogo anche il comfort interno dell’edifico ne risente, tanto che dagli anni ’80 si parla di “sick building sindrome”, ovvero di sindrome da costruzione malsana.

L’inquinamento indoor può essere ricondotto alle moderne tecniche di costruzione e alle emanazioni derivanti da alcuni materiali di comune impiego (vernici, laccature, rivestimenti sintetici…). Ovviamente inquinamento esterno ed inquinamento interno hanno forti ripercussioni sul sistema biologico dell’uomo.

La bioedilizia si propone di risolvere questi problemi riallacciando l’antico legame tra uomo, edificio e ambiente, reciprocamente dipendenti l’uno dall’altro.

uomo-ambiente

Dati e situazione italiana

Negli ultimi anni anche in Italia è andato crescendo l’interesse per le tematiche ambientali e per l’architettura bioecologica, seppur in ritardo rispetto ai paesi del Nord Europa. La definizione di architettura bioecologica è stata introdotta dall’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica una decina di anni fa, che l’ha definita come “l’arte di costruire in modo razionale ed intelligente, favorevole alla vita ed in equilibrio con l’ambiente”.

L’importanza della bioedilizia e delle tematiche attinenti è comprensibile se si pensa che mediamente l’uomo europeo medio passa il 90 % della propria vita in spazi chiusi e che mediamente l’aria interna degli edifici è di circa tre volte peggiore rispetto a quella esterna.

Altrettanto significativo è il fatto che l’attività edilizia costituisce uno dei settori industriali a maggior impatto ambientale. Questo è in primo luogo dovuto al “consumo” di territorio e di materiali, che vede il 50% delle risorse sottratte alla natura destinate all’industria edilizia; altrettanto ingente è la quantità di rifiuti prodotti da tale settore, che è pari al 50% dei rifiuti annualmente prodotti.

Infine è da considerarsi l’elevato consumo di energia utilizzata nell’industria edilizia, che è pari al 45% dell’energia prodotta in Europa, e le relative emissioni inquinanti che ne derivano, pari al 50% dell’inquinamento atmosferico in Europa.

Già da questi pochi dati emerge dunque l’importanza che la progettazione-costruzione degli edifici ha sulla salvaguardia ambientale e sulla salute dell‘uomo.

Prima, seconda e terza pelle

Le mura degli edifici nell’architettura bioecologica assumono il ruolo di “terza pelle” per l’uomo: la nostra prima pelle è il tessuto cutaneo, la seconda l’abbigliamento, la terza, appunto, l’edificio in cui viviamo. Ciò che accomuna questi tre “strati” è il fine, ovvero garantire protezione e benessere all’organismo, riparandolo dagli agenti esterni che potrebbero danneggiarlo.

A differenza dell’odierna tendenza che intende l’edificio come un contenitore ermetico, la bioedilizia lo considera come un organismo vivo: oltre che proteggere dagli agenti esterni, l’architettura dovrebbe essere in grado di respirare, di consentire cioè degli scambi tra ambiente interno ed esterno, come una sorta di grande polmone.

In quest’ottica assumono grande importanza la scelta dei materiali da costruzione, il loro impiego e le scelte tecnologiche adottate: di questo appunto si occupa la bioedilizia.

I principi della bioedilizia

La bioedilizia si basa su alcuni principi di carattere generale che si rifanno al concetto di sviluppo sostenibile, ovvero quello sviluppo che garantisce il soddisfacimento dei bisogni dell’uomo oggi, ma che non comprometta alle generazioni future di soddisfare i propri.

I principi fondamentali dell’architettura bioecologica sono:

  • analizzare il sito dove sorge o sorgerà l’edificio, per sfruttarne le potenzialità e individuare gli elementi perturbatori ed inquinanti;

  • analizzare le esigenze degli occupanti, in modo che il progetto sia a misura di chi vi abita;

  • i materiali utilizzati devono essere bio-ecocompatibili, cioè non devono danneggiare l’uomo né l’ambiente;

  • i materiali devono essere valutati in funzione al loro ciclo di vita, cioè devono essere a basso consumo energetico nella produzione, nella messa in opera e nel caso di demolizione;

  • progettare l’edificio in modo da contenere il suo fabbisogno energetico:

    • orientare correttamente l’edificio e i locali al suo interno;

    • massimizzare i guadagni solari e minimizzare le dispersioni (in inverno);

    • evitare fenomeni di surriscaldamento e favorire il raffrescamento passivo (in estate);

    • valutare la collocazione più opportuna delle aperture;

    • utilizzare impianti ad alta efficienza energetica;

  • utilizzare fonti energetiche rinnovabili , come il sole, la biomassa, ecc;

  • garantire il comfort interno all’edificio:

    • comfort termico;

    • comfort luminoso;

    • comfort acustico;

  • garantire il comfort esterno all’edificio:

    • comfort termico;

    • comfort luminoso;

    • comfort acustico;

  • integrarsi con l’ambiente, non danneggiarlo e sfruttarne le potenzialità.


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