BIOEDILIZIA
Il mercato offre un’ampia gamma di prodotti da costruzione, per questo è importante saper scegliere quelli bio-ecocompatibili, cioè che non danneggiano l’uomo né l’ambiente. Per fare ciò i materiali devono essere valutati in funzione al loro ciclo di vita, cioè devono essere a basso consumo energetico nella produzione, nella messa in opera e nel caso di demolizione. Questo significa che un materiale deve essere sano per chi vi si trova a contatto (gli utenti dell’edificio), ma è importante che sia anche di facile reperibilità locale, sicuro per l’ambiente in fase di produzione e trasformazione, durevole nel tempo e facilmente smaltibile, riutilizzabile o riciclabile.
E’ questo che significa valutare la sostenibilità ambientale di un materiale. La scelta dei materiali va dunque fatta secondo criteri ben precisi, inoltre è necessario che:
Analizziamo ora brevemente alcuni dei principali materiali da costruzione.
La pietra è un materiale bioecocompatibile, anche se alcuni tipi devono essere evitati perché possono emettere radon, un gas molto pesante che viene considerato estremamente pericoloso per la salute dell’uomo se inalato. Sono quindi da evitare i graniti, la basaltica, le sieniti e il tufo vulcanico.
Il laterizio è costituito da argilla, materiale ideale per la bioedilizia perché facilmente reperibile e riciclabile, sano e di lunga durata. Ha ottime caratteristiche tecniche, assorbe l’umidità, asciuga velocemente, ha un’elevata capacità traspirante ed è un buon isolante termoacustico. I laterizi possono essere realizzati con argilla cruda o cotta:con entrambi si hanno buone capacità strutturali e si possono realizzare muri portanti e volte dotati di grande inerzia termica.
Per quanto riguarda il leganti, sono da preferire le malte a base di calce, con particolare accortezza nella scelta delle calci, che devono essere prodotte con sistemi tradizionali, utilizzando calcari marnosi o un miscuglio di calcari puri e argilla con cottura a bassa temperatura.
Il legno è un materiale da costruzione tradizionali, con buone qualità, ma che l’aumento di richiesta rende sempre meno una fonte rinnovabile. Sono in ogni caso da evitare i legni trattati con sostanze chimiche dannose per l’uomo (arsenico, composti fluorati…), a cui sono preferibili quelli stagionati naturalmente e trattati con una soluzione calda di borace in acqua al 10% per la protezione dagli insetti (periodicamente si esegue una lucidatura a base di cera d’api e propoli. E’importante inoltre ridurre al minimo l’utilizzo di colle (si possono usare quelle viniliche) e preferire i legname rinnovabile, proveniente da coltivazioni (faggio, rovere, pioppo, olmo), anziché le essenze d’importazione. Nel caso si utilizzi pannelli in truciolato o compensati è importante assicurarsi che non contengano colle a base di formaldeide e preferire prodotti con colle meno tossiche. In ogni caso bisogna evitare di utilizzare questi materiali in ambienti caldo umidi, come cucine e bagni (il compensato si spaccherebbe), o in zone dove si soggiorna a lungo a contatto con gli arredi (comodini, tavolo da pranzo).
Il cemento è stato largamente impiegato nelle costruzioni perché facile da plasmare e da porre in opera, ma presenta anche dei limiti: ha una scarsa traspirabilità, un elevato tenore di umidità e contiene materiali di sintesi petrolchimica (naftaline, formaldeide, resine epossidiche…) che vengono aggiunte per migliorare le sue caratteristiche fisico-tecniche, ma che contribuiscono all’inquinamento sia all’interno che all’esterno dell’edificio. Per questo è fondamentale assicurarsi della composizione del cemento che si va ad utilizzare.
Per armare il cemento viene spesso utilizzato il ferro, combinazione che secondo i geobiologi genera l’effetto gabbia di Faraday, che impedisce lo scambio elettrico tra l’interno e l’esterno degli ambienti. Soggiornano a lungo in ambienti schermati provoca insonnia, sranchezza e altre varie sintomatologie e può interferire con i campi elettromagnetici artificiali (trasmettitori…) e avere ripercussioni sul funzionamento degli organismi.
Di contro, il ferro ha il vantaggio di essere riciclabile a costi ridotti rispetto ai costi di produzione.
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